La consulenza dell’Avvocato matrimonialista – Natura dell’unione ed obblighi dei coniugi

Il matrimonio può essere inteso sia come manifestazione di volontà giuridica che come rapporto, nel primo caso si fa riferimento ad una costituzione articolata che vede l’intervento di diversi soggetti,

oltre ai nubendi, e si forma attraverso una procedura che inizia con le pubblicazioni e culmina nella celebrazione dell’atto, nel secondo, invece, si pone l’accento alle obbligazioni e alle pretese reciproche legittimate che i coniugi devono necessariamente osservare a partire dalla cerimonia del matrimonio.

Separazione dei beni – Avvocato Matrimonialista – Fondo patrimoniale

Tendenzialmente i nubendi all’atto delle nozze del matrimonio tendono a non far modifiche al proprio ordine del patrimonio ed in conseguenza tra essi si instaura il regime ex lege della comunione dei beni.

Tuttavia i nubendi possono anche decidere di affidarsi alla soluzione con separazione dei beni, ovvero apportare delle modifiche al regime della comunione del patrimonio personale oppure adottare in aggiunta ai precedenti regimi anche quello del fondo patrimoniale.

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Quindi è utile rivolgersi ad un avvocato Matrimonialista per capire le conseguenze giuridiche della scelta di ogni rapporto patrimoniale e quali conseguenze comportano sia nella vita quotidiana che in caso di rottura del rapporto coniugale.

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Simone Epis è anche Avvocato Matrimonialista civile, concordatario ovvero acattolico

Il matrimonio cattolico non necessariamente deve avere effetti civili infatti i nubendi possono optare per il solo rito religioso ed in tal caso si potrebbe aver bisogno di un avvocato perché siffatta unione avrebbe effetti solo spirituali.

Ora essendoci un’unione non tipizzata dall’ordinamento ma essendoci certamente una comunione di intenti tra i nubendi si rende in conseguenza necessario regolare il loro rapporto su un piano patrimoniale.

A tal fine è possibile ricorrere ad un contratto di convivenza ai sensi della legge 76/2016 il cui art. 1, comma 36, dispone che: “Ai fini delle disposizioni di cui ai commi da 37 a 67 si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.”.

Tuttavia si può anche non ricorrere alla legge 76/2016 perché le convivenze di fatto non devono essere obbligatoriamente registrate all’anagrafe.

Nella fattispecie mancasse di essere stata effettuata la rubricazione, anche nel caso si tratti di una relazione solida e di lunga durata, allora si rientra nella casistica dei conviventi che mancano di essere formalizzati come tali, anche se in realtà vivono insieme.

Oramai é assodato in giurisprudenza con le ultime sentenze che i conviventi sono di fatto una coppia, tuttavia mancano di poter usufruire propriamente dei diritti di chi é sposato ufficialmente.

In tal caso è però possibile ricorrere ad accordi che fissino i reciproci obblighi patrimoniali e morali.

Di solito i minori di anni 18 sono esclusi dal potersi sposare tuttavia il tribunale, su istanza dell’interessato, può con decreto concedere il matrimonio a chi ha raggiunto i sedici anni di età ed in tal caso è necessario un avvocato per curare il relativo ricorso di volontaria giurisdizione.

Sul punto è da ricordarsi che un minore emancipato, che sia anche autorizzato all’esercizio di una impresa commerciale, può compiere da solo gli atti che eccedono la volontaria giurisdizione.

Si rammenta che un minorenne indipendente, sempre sotto il benestare del tribunale, dopo che si sia intrapresa tramite un Avvocato il ricorso di volontaria giurisdizione, può condurre un’impresa commerciale.

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In caso di crisi o di rottura del rapporto di coniugio è fondamentale rivolgersi ad un avvocato che può tutelare al meglio gli interessi della parte.

Infatti in caso di separazione che può essere consensuale ovvero giudiziale vi sono ingenti diritti da tutelare al meglio.

Ad esempio in caso di separazione giudiziale il giudice, pronunziandosi, determina a beneficio del coniuge cui non può essere addebitata la separazione la facoltà di percepire dall’altro ciò di cui si abbisogna per “vivere”, nel caso manchino entrate utili al sostentamento.

Fondamentale è quindi la scelta che deve essere in grado di dimostrare che il proprio assistito non sia il responsabile della separazione ovvero che riesca a convincere entrambe le parti a trovare un accordo per avere una separazione consensuale.

Sul punto si ricorda che è fondamentale non essere il coniuge a cui viene addebitata la separazione anche a fini di successione.

Infatti al coniuge a cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha gli stessi diritti del coniuge non separato mentre il coniuge cui si attribuito l’atto di separazione con sentenza che sia passata in giudicato, é nelle condizioni legali di ricevere un assegno a vita, qualora nell’attimo in cui si é aperta la successione, riceveva alimenti percepiti dal coniuge defunto.

Altresì in caso di divorzio è fondamentale essere assistiti da un buon Avvocato perché “con la sentenza che pronuncia l’abolizione o la conclusione del matrimonio, compresi tutti gli effetti civili annessi e connessi. 

il tribunale, alla luce della situazione dei coniugi, delle motivazioni che inducono alla cessazione del rapporto, di ogni contribuzione economico e del proprio patrimonio , delle entrate mensili, oltre che alla situazione della famiglia, il tutto in relazione anche anche alla durata dell’unione,

 stabilisce l’obbligatorietà di versare a cadenza regolare un assegno da un coniuge all’altro, nel caso quest’ultimo mancasse di avere i mezzi di sostentamento o di approvvigionarsene per motivazioni di tipo oggettivo con azione di recupero credito in caso di insolvenza.

In più l’Avvocato Divorzista ricorda che “a chi è stata riconosciuta la facoltà al versamento a cadenze regolari quantità remunerative a norma dell’art. 5,

ovvero se ci si trova in situazione di necessità, il tribunale al termine del periodo di vita dell’obbligato, é in grado di stabilire un assegno che sia sempre periodico, a discapito dell’eventuale eredità.

facendo attente valutazioni circa l’eventuale pensione di reversibilità, di quanto eventualmente presente in eredità, della quantità di denaro effettivamente di cui si ha bisogno e del numero degli eredi, oltre ai loro tenori di vita, in funzione delle entrate

Impossibile ricevere l’assegno nel caso quanto obbligato patrimonialmente nell’art. 5 sia stato liquidato in una soluzione unica

In più in caso di separazione, rescissione, interruzione dei legami civili del matrimonio, è di primaria importanza definire a chi compete la responsabilità come genitore in merito ai figli e chi sia l’affidatario della casa coniugale.

Quindi come Avvocato specializzato in Diritto di famiglia, si cercherà di tutelare al meglio gli interessi della parte anche perché la fruizione della casa è assegnata valutando principalmente l’interesse dei figli.

Infatti si stabilisce da parte del giudice la designazione della casa, in funzione sia della relazione dei rapporti economici tra gli ex coniugi che del diritto di proprietà.